Panasonic Lumix S1R: una reflex travestita da mirrorless
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Lumix S1R: una reflex travestita da mirrorless

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Si sa a volte l’amore arriva come un fulmine a ciel sereno. Dal primo impatto fino solo alla prima uscita sul campo con la Lumix S1R è stata un’escalation di colpi di scena

Testo e fotografie: Eleonora Costi

Nell’ultimo mese ho avuto modo di provare la nuova mirrorless full-frame di casa Panasonic in diversi ambienti e questo mi ha permesso di studiare e giocare con tutte le sue funzioni, ma anche di metterla alla prova nelle condizioni più disparate. Dal safari in Africa per testare la velocità della nuova Lumix S1R, fino a Chernobyl, dove, invece, ho potuto valutare al meglio la qualità del sensore, anche alle alte sensibilità.

Ma prima di vedere come si è comportata la nuova Lumix durante le mie sessioni fotografiche, vorrei soffermarmi sull’estetica del corpo macchina. Avevo già visto delle fotografie della nuova Lumix S1R e sapevo che sarebbe stata grande, ma non così tanto. E se come me vi aspettavate la solita linea compatta delle mirrorless, vi dovrete ricredere subito, proprio come ho fatto io. Ormai su ogni sito internet che parli di tecnologia, e ovviamente anche su questo, ci sono le caratteristiche della nuova full-frame di Panasonic, quindi non mi dilungherò su questi aspetti, ma mi focalizzerò su quella che è stata la mia esperienza con questa nuova fotocamera. E quindi, tornando al discorso di peso e dimensioni, vi dico che Panasonic ha sicuramente rinunciato alla leggerezza e alla portabilità, ma a fronte di un design e di un’ergonomia che a mio parere sono da 10 e lode. Che quindi pesi 100, 200 o 500 grammi in più di altri modelli mi interessa relativamente; quello che conta è il feeling che si instaura con l’apparecchio e la praticità nell’uso.

È chiaro che ogni fotografo ha le proprie esigenze e preferenze, ma con questo corpo macchina, che ci rimanda ad un formato reflex, con un’impugnatura molto comoda e sicura, dubito che in tanti si potranno lamentare dell’ergonomia. L’impugnatura è stata studiata per accogliere la mano e farla sentire a proprio agio anche per lunghe sessioni. Al tempo stesso, ho trovato la Lumix S1R anche sufficientemente agile per gli scatti a mano libera. In pochi istanti è già pronta a scattare, l’autofocus è molto preciso anche in scarsa luce e, poi, poter sfruttare la stabilizzazione a 5 assi del corpo macchina che va ad integrarsi a quella a due assi degli obiettivi che ho utilizzato (il 24-105mm F4 e il Lumix S Pro 70-200mm, sempre F4) non ha prezzo.
Quindi, nonostante il peso, una volta impugnata è facile entrare in confidenza con la nostra Lumix S1R.

Ora veniamo però alle caratteristiche tecniche della prima full-frame con sensore CMOS da 47.3MP di Panasonic. Come per quelle fisiche, non mi dilungherò troppo neanche su quelle tecniche. Ma, anche qui, alcune notazioni sono d’obbligo. Ad esempio l’ottimo mirino elettronico che ha una pannello OLED da ben 5,76 milioni di pixel, attraverso il quale poter anche ingrandire l’eye-point, aspetto che mi ha consentito di avere un costante controllo della ripresa in tante diverse situazioni. E soprattutto bastano pochi minuti per dimenticarmi che quello attraverso cui sto guardando è un mirino elettronico. La resa dei colori infatti è talmente naturale che sembra di guardare in un classico mirino ottico.
Per me che vengo da una fotocamera con schermo fisso, inoltre, poter sfruttare il movimento del display (3,2 pollici con una risoluzione di 2,1 milioni di punti) è decisamente comodo. Quando magari gli spazi sono limitati o quando scatti dall’alto si riesce comunque ad avere il pieno controllo dell’inquadratura e sulla messa a fuoco.

Ma veniamo al dunque e quindi alle mie riflessioni dopo questo periodo con la nuova Lumix S1R al collo. La prima avventura con questa mirrorless full-frame è stata durante un safari in Sud Africa. Una doppia sfida per me, visto che mai avevo usato questa fotocamera prima, ovviamente, e perché si è trattato anche del primo safari. In questa situazione mi sono concentrata sulla velocità di scatto, sulla precisione dell’autofocus e sulle immagini in 6K che la S1R è in grado di realizzare attraverso la modalità 6K PHOTO.

Per cogliere delle immagini statiche degli animali in movimento, si è stato rivelato fondamentale il nuovo sistema di Artificial Intelligence Technology. Grazie all’assistenza dell’intelligenza artificiale, infatti, oltre al volto degli esseri umani, è possibile rilevare anche quello degli animali. E per di più continua a seguirli anche quando hanno la schiena rivolta verso la fotocamera. Una volta agganciato il soggetto è veramente difficile che la S1R se lo perda.

Per quanto riguarda la mia esperienza, potermi affidare ad una modalità automatica senza aver paura dei risultati è stato fantastico. Io che solitamente scatto solo in manuale, che voglio avere sempre la totale gestione della fotocamera, mi sono lasciata guidare dalla Lumix S1R senza paura. Le raffiche a 60 fps della modalità 6K PHOTO, con anche la funzione di pre-buffer per non perdere nessuno scatto, devo ammettere che mi hanno stupito. Fino ad oggi guardavo questo funzioni con occhio critico, ma dopo aver constatato la qualità finale ottenuta non posso far altro che ricredermi. Ciò non toglie che accanto a questa tecnologia, però, non può e non deve mancare anche un autofocus all’altezza. Ed è proprio quello che troviamo sulla nuova Lumix: non manca un colpo. E sfrutto proprio l’autofocus come gancio per parlarvi del secondo viaggio in cui ho messo alla prova la S1R, a Chernobyl. Quindi, una volta stabilito il totale controllo e la gestione impeccabile degli scatti in movimento, il viaggio a Chernobyl mi ha permesso di valutare la Lumix S1R anche su quelle funzioni a me maggiormente care nella quotidianità fotografica.

Gli ambienti interni di Chernobyl, come quelli dei luoghi abbandonati da me spesso fotografati, sono ricchi di dettagli ma quasi sempre pervasi dal buio. Ed è qui che entra in gioco la precisione dell’autofocus, in grado di vedere anche in condizioni di quasi totale buio. Basta se vi dico che la Lumix S1R è davvero in grado di mettere a fuoco fino a -6EV?

In queste situazioni la mia necessità è quella di riuscire a realizzare delle immagini nitide e definite nonostante le condizioni di scarsa luce e se, a volte, mi son trovata nella condizione di sperare di ottenere la fotografia che avevo in testa, con la Lumix questa speranza si è sempre trasformata in certezza. La resa dell’immagine, anche a 25.600 ISO, offre una pulizia notevole, poca grana data dal rumore di luminanza e soprattutto quello che mi ha stupito ancor di più è l’estensione della gamma dinamica e la naturalezza dei colori. Incredibile.
Durante la mia esperienza a Chernobyl mi sono cimentata anche con gli scatti ad alta risoluzione. Ne sono rimasta completamente conquistata. La S1R, con questa funzione, sfrutta lo stabilizzatore sul sensore per muoverlo leggermente e catturare una sequenza di 8 fotogrammi. Questi, poi, vengono combinati in un unico scatto in formato RAW da ben 187 milioni di pixel!

La nuova Lumix S1R, in sintesi, si è rivelata la perfetta compagna di entrambi i viaggi. Cerchi velocità, precisione e un autofocus a prova di giaguaro? La mirrorless full-frame di Panasonic è perfetta per questo scopo. E se stai pensando che manca un 70-200mm f/2,8 ti posso garantire che anche a f/4 lo stacco dei piani è molto evidente, non mi ha fatto rimpiangere la mancanza di un’ottica più luminosa.

Se invece quello che cerchi è una fotocamera da studio o comunque per soggetti statici, che siano i miei luoghi abbandonati o dei paesaggi, credo che la Lumix S1R ti potrebbe dare tante soddisfazioni, proprio come successo con me. La capacità di produrre colori fedeli, reggere benissimo anche alle più alte sensibilità e tutte le tantissime altre funzioni a bordo hanno trasformato questo mio primo incontro con la Lumix S1R in un vero e proprio colpo di fulmine.

Eleonora Costi

fowa, fowa magazine, Lumix S1R, Panasonic, eleonora costiEleonora Costi, fotografa di Milano, è laureata in psicologia presso l’università Cattolica di Milano. Ha conseguito un master in Photography e Visual Design presso la Nuova Accademia di Belle Arti a Milano e ha iniziato a lavorare con Riverboom, un collettivo di fotografi internazionali, come fotografa di reportage.
Lavora tra la sua città e il mondo.
Fin da bambina ha viaggiato molto e questo avvicinandola fin da subito al mondo della fotografia, cosi ha deciso di trasformare la sua passione in un lavoro. Per lei viaggiare vuol dire venire a contatto con culture, vite ed esperienze diverse e la fotografia le permette di cristallizzare quegli incontri casuali in luoghi lontani, immortalando così la transitorietà di quei momenti.

Sito Web: www.eleonoracosti.com
Instagram: @trav_ell_er
Facebook: Ell Costi

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1 Commento

  1. Alessandro Rallo 30 maggio 2019

    Brava e bella la Ele, ciaoooo

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