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#rawmaterial: l’ultimo progetto di Roberto Savio

Francesco Quaranta
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La materia prima di tutto. Con il progetto #rawmaterial il fotografo Roberto Savio sottolinea l’importanza della materia prima

Il cibo è sulla bocca di tutti, in Italia, soprattutto, è questione di tradizione, non ne possiamo fare a meno. E come spopolano progammi televisivi sulla cucina, siamo anche sommersi da fotografie di cibo. Di ogni genere. Dalla colazione al bar con un’improbabile composizione fotografata tra la folla con il proprio smartphone ad immagini studiate nel minimo dettaglio e realizzate con le migliori attrezzature disponibili. E siamo qui, ovviamente, per raccontare l’ultimo progetto di un fotografo che fa parte della seconda categoria citata. Di un fotografo che studia nei più piccoli particolari come realizzare una fotografia, che prima se la immagina, poi la disegna, poi ne discute con lo Chef e solo a quel punto procede ad allestire il set e finalmente a fotografare. Stiamo parlando di Roberto Savio, direttore creativo di Lineagolosa e docente della Fowa University. Negli anni come direttore creativo in agenzie di pubblicità ha avuto modo di conoscere in maniera trasversale il mondo della comunicazione, aspetto di cui sicuramente oggi giova. Da diversi anni, ormai è passato dal dirigere un fotografo ad essere il fotografo, in particolare di food. Ha pubblicato i suoi lavori su molte riviste e siti web internazionali, ha collaborato e collabora con i migliori Chef ma soprattutto è un fotografo che sperimenta tecniche diverse per raccontare anche il cibo. Una di questa è la fotografia stereoscopica, e qui parliamo prettamente di tecnica fotografica, ma sperimenta anche nel modo di rappresentare un cibo, cercando strade meno convenzionali. Roberto Savio ha talmente a cuore il rapporto tra materia prima, territorio e trasformazione attraverso il lavoro dell’uomo che si vi si dedica senza sosta, in particolare con il progetto #rawmaterial

Si tratta di un progetto fotografico continuativo che ha come obiettivo quello di sottolineare la centralità della materia prima nel processo di food design. I prodotti alimentari non lavorati vengono disposti nello spazio compositivo in modo da mettere in evidenza le forme, i colori, le interazioni e le gerarchie tra gli ingredienti, in quella che può essere anche considerata un’analisi degli elementi base che comporranno il piatto finito. L’approccio a una valutazione visiva degli ingredienti di un piatto può essere utile, oltre che ai fini puramente fotografici, anche allo Chef o a chi cucina a casa, perché consente di ragionare anche sugli aspetti estetici della preparazione alimentare, sull’aspetto che vogliamo che abbia quando la serviremo nel piatto.

Per realizzare questi scatti è stato creato un set su più piani in vetro, posizionando poi la macchina fotografica perpendicolare ad essi. Su ogni livello erano disposto le diverse materie prime, in funzione delle loro dimensioni e delle disposizioni finali di ogni ingrediente: ad esempio, tritati e condimenti vari andranno sopra all’ingrediente principale e così via. Di fondamentale importanza e distintivo per tutto l’effetto di illuminazione è l’utilizzo di un boxlite, posizionato alla base dei diversi livelli sovrapposti. Si tratta di un flash scatolato di 30×40 cm capace di illuminare i soggetti in modo estremamente omogeneo e diffuso, in questo caso dal basso, in modo da ottenere un effetto di trasparenza e evidenziazione di alcuni dettagli delle materie prime stesse, ad esempio la struttura di una foglia di insalata o l’interno o di un agrume.

“Di fondamentale importanza e distintivo per tutto l’effetto di illuminazione è l’utilizzo di un boxlite”

Come in tutti gli still life di food photography il fattore tempo è cruciale. È necessario cioè preparare il set nei minimi dettagli precedentemente per poi inserire gli elementi commestibili solo all’ultimo momento, in modo da limitare l’effetto di ossidazione e dispersione dei liquidi del cibo.

Come ci ha raccontato Roberto Savio, una domanda che spesso gli viene posta riguarda l’attrezzatura utilizzata. In particolare relativa al sensore delle sue Hasselblad e alla necessità di tanti megapixel (via via nel tempo 50, 100 e ora 150…). La risposta del fotografo sta nella fotografia stessa, è quello che dice, anzi fa vedere anche lui quando gli viene fatta questa domanda. Mostrando i dettagli non si esime dal sottolinearli: “E tu le vedi le foglioline di origano, i semi di chia, le pellicine dell’arancia e le pinne variopinte dei pesci? Si, così tanti megapixel servono!”. E per questo, continua nel suo racconto, che ritiene un piacere affiancare alla X1D che abitualmente utilizza anche una H6D 100, magari con 120mm macro, che è davvero capace di rendere quasi reale qualsiasi soggetto food!

Proprio in questo periodo Roberto Savio sta portando in giro per l’Italia i suoi workshop della Fowa Univeristy, il prossimo, che si svolgerà a Milano in quattro incontri, riguarda la gestione della luce nello still life. Per maggiori informazioni cliccate qui.  

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Francesco Quaranta

Dal 2002 nel mondo della fotografia, come fotografo sportivo e di scena, prima di dedicarsi al lavoro giornalistico in redazioni specializzate per le quali ha ricoperto il ruolo di redattore, caporedattore e direttore responsabile delle varie testate per cui in questi anni ha scritto. Parallelamente ha sempre portato avanti il proprio lavoro come fotografo. La carica di Direttore Responsabile del Fowa Magazine è l'ultima tappa di questo viaggio sempre all'insegna della fotografia.

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