Meglio a COLORI o in BIANCO e NERO? - Fowa Magazine
CARICAMENTO

Digita per cercare...

Cover Story Lasciati Ispirare

Meglio a COLORI o in BIANCO e NERO?

Angelo Ferrillo
Condividi
TUNISIA. Tunis. Club Med. 1998.

La domanda che attanaglia chi è alle prime armi e innervosisce chi invece la fotografia la mastica da anni.

Certo, è una domanda che almeno una volta ci siamo posti tutti, ma la risposta è da ricercare solo ed esclusivamente nella visione di quello che contiene il fotogramma e nel messaggio che il fotografo vuole trasmettere.

Che la scelta sia da fare in fase di scatto è cosa ben ovvia, visto che bisogna valutare se inserire oppure eliminare i colori, fonte di peso per la composizione ed il bilanciamento degli elementi nel fotogramma.

Allora perché continuiamo a porci la domanda, molte volte anche conoscendone la risposta?
E’ doveroso fare una premessa, che escluderà dal prosieguo dell’articolo chi è convinto che virando una immagina a colori in bianco e nero essa migliori.
Una fotografia senza contenuto, mancante di narrazione con soggetti deboli, brutta anche, tale rimane sia a colori che in bianco e nero.
A nulla servirà virarla in bianco e nero.

Quindi, miei cari sostenitori del “fammi vedere come sarebbe in bianco e nero” gettate la spugna. State già perdendo in partenza.

ROSE_AND_DRIFTWOOD_ANSEL_ADAMS_1932

ROSE_AND_DRIFTWOOD_ANSEL_ADAMS_1932

Certo, è capitato a tutti di seguire questo ragionamento, almeno una volta nella vita, ma se parliamo di una fotografia possiamo anche soprassedere, ma se poi invece diventa una abitudine da forum dove ci si pone sempre la questione facendosi aiutare da un pubblico che nemmeno sa che cosa volevamo dire con quella immagine allora miei cari dobbiamo rivedere un attimo tutto il concetto di fotografia.

UNA STORIA DEL COLORE

E’ ben noto a tutti che l’introduzione del colore in fotografia (ovviamente ci riferiamo al linguaggio, non di certo alla tecnica) è da attribuire a William Eggleston.
Il suo nascere in una famiglia benestante lo ha sicuramente agevolato per certe dinamiche, e come nella migliore tradizione, iscritto a molti corsi universitari non ne concluse nemmeno uno.
La fotografia forse è stata l’unica cosa che ha portato a termine (e gliene rendiamo grazie) tanto che a seguito di un regalo da parte di un suo amico (una Leica) si è lanciato in questo mondo, anche ispirato dal libro (che vi consiglio) di Henri-Cartier Bresson “il momento decisivo” fotografando in bianco e nero.

THE_RED_CEILING_WILLIAM_EGGLESTON_1973

THE_RED_CEILING_WILLIAM_EGGLESTON_1973

Da li a breve però inizierà a fotografare a colori e dopo una serie di immagini che egli stesso riteneva valide, nel 1967 le portò in visione a John Szarkoswsky, allora curatore e Direttore del dipartimento di fotografia del MoMA di New York. L’incontro andò bene, tanto che nel 1976 William Eggleston fu il primo fotografo al mondo ad avere una esposizione personale al MoMA di New York a colori.

Ma tutto non è stato così facile. Eggleston fu stroncato dalla critica del tempo, dai suoi colleghi (più conosciuti) e dopo le sue esposizioni iper-sature (stampate con la tecnica dye-transfer) addirittura Ansel Adam scrisse una lettera al MoMA lamentandosi della messa in discussione del bianco e nero nella fotografia documentaristica a sostegno di una fotografia “banale” a colori.

COME COMPORTARSI

Una volta si usciva con un rullo caricato a colori oppure in bianco e nero. Difficilmente succedeva che si uscisse con due corpi macchina, con due pellicole differenti, anche perché la scelta cromatica faceva parte del linguaggio fotografico.
Allora perché non esercitarsi come e si avesse a diposizione una pellicola a colori (o bianco e nero) con sole 36 pose a disposizione?

Sicuramente diventa un bel gioco stimolante che oltre ad esercitare l’occhio alla ricerca cromatica più consona al fotogramma, aiuterà a spingersi nella ricerca di contenuti che abbiano anche un valore narrativo oltre che estetico.
Se poi vogliamo rendere la cosa più frivola ed interessante, spingiamoci oltre. I 36 fotogrammi scattati guardiamoli direttamente a casa.

COSA LEGGERE

Ci sono tante letture che ci avvicinano al mondo della scelta cromatica, ma vi accorgerete che i nostri consigli vanno in una direzione ben precisa.

Kodachrome – Luigi Ghirri

Un viaggio appassionato tra le cromie ed il fascino di una fotografia senza tempo dei non luoghi, quelli che rasentano la nuova topografia.

 

KODACHROME_LUIGI_GHIRRI

KODACHROME_LUIGI_GHIRR

Guide – William Eggleston

Ne abbiamo parlato, è stato l’apri pista, il signore del colore, il porta voce del messaggio cromatico, non si poteva esimersi dal navigare nella forza delle sue immagini.

GUIDE_WILLIAM_EGGLESTON

GUIDE_WILLIAM_EGGLESTON

Cromorama – Riccardo Falcinelli

Poco ha a che fare con la fotografia, apparentemente, ma se iniziate ad entrare nelle dinamiche che muovono i colori passando dalle pubblicità, dalle cartine geografiche, vi servirà ad avere uno sguardo a colori sulla nostra vita quotidiana.

CROMORAMA_RICCARDO_FALCINELLI_

CROMORAMA_RICCARDO_FALCINELLI_

CONCLUSIONI

Perché non abbiamo suggerito letture in bianco e nero? Semplicemente perché le monografie dei grandi autori la fanno da padrona.
Ma se passate indenni il tunnel del colore vedrete che ne risentirà positivamente anche il vostro bianco e nero.

“Una raccomandazione però: abbandonate per sempre l’idea di fare fotografie con la desaturazione selettiva.”

Tags
Angelo Ferrillo
Angelo Ferrillo

Dal 2017 Hassellad Local Ambassador. Fotogiornalista e fotografo documentarista, photoeditor e curatore. Scrivo per blog, riviste di settore e canali istituzionali. Conosciuto la pubblico per la street photography, mi occupo di fotografia corporate con clienti internazionali. Docente di fotografia presso IED, OFFICINE FOTOGRAFICHE, FOTO SCUOLA LECCE e FOWA UNIVERSITY.

  • 1

Potrebbero Piacerti

Commenta

Your email address will not be published. Required fields are marked *