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Norvegia del Nord, caccia fotografica alle Aurore Boreali, con Pentax

Ricevo da Fowa una nuovissima K-3 e un D-FA 100 macro f/2.8, per un po’ di prove. Completo il mio corredo con due obbiettivi essenziali, un FA 31 f/1.8 e un Samyang 14 f/2.8. Viaggio leggero, monospalla e una custodia a tracolla per la seconda macchina. Ripongo tutto in uno zaino più capiente e a prova d’intemperie.


Voliamo a Tromso, forse la città più a nord del Mondo. La prima impressione non è certo di un posto impossibile, c’è molta vita e soprattutto molta luce. A quelle latitudini per quasi due mesi d’inverno il buio regna 24 ore al giorno e l’illuminazione intensa delle abitazioni e delle strade aiuta a vivere meglio. Per le foto al cielo non è il massimo.

Saliamo in macchina con l’obbiettivo di raggiungere un posto buio prima ancora dell’albergo. Le condizioni meteo sono pessime, pioggia mista neve e solo qualche sprazzo di cielo qua e la. Sono ottimista.

Raggiungiamo il Grotfjord, un fiordo affascinante e molto fotografato. Mentre cade roba ghiacciata spinta ovunque dal vento, tento qualche foto con la K-3 e il 14, e vagamente intravedo del verde tra le nubi.

È un piccolo brivido d’emozione, dimentico il freddo e l’acqua sulla pelle e scatto a raffica puntando tutto il cielo nella speranza di scoprire qualcosa. Vicino alla nostra auto ce ne sono altre, sono senz’altro fotografi che stanno al caldo, dopo un’oretta se ne vanno.
Decido di restare e scendo al pelo dell’acqua tenendo la macchina coperta alla meglio con un ombrello. Attendo ancora un’ora e la costanza mi premia, il cielo si rompe quanto basta per una panoramica di 8 scatti con un obbiettivo grondante di goccioline.
Torno di corsa sulla strada prima che il cielo si richiuda nuovamente. Poi ricomincia la bufera, mi assicuro che mio padre sia sveglio per la guida e partiamo diretti alla nostra casetta.
Ci aspettano due amici arrivati un paio di giorni prima, sono fortunati, hanno visto aurora per due sere consecutive, sotto un cielo bellissimo.

E io terrò il ricordo dell’aurora intravista quella sera, purtroppo nulla per cui impazzire ad occhio nudo. Il maltempo regnerà sovrano per i giorni a venire. Pochi scatti, non eccezionali, ma da tempo desiderati e immaginati, ottenuti con spirito di avventura e con un po’ di sofferenza. Spesso quello che sta dietro a una foto la rende migliore. Con quel ricordo, la voglia di ritentare l’esperienza è fortissima. Chiusa parentesi.




L’indomani ci affacciamo al terrazzo di una idilliaca casetta di pescatori. Mangiamo e ci dedichiamo all’esplorazione di bellissimi fiordi, con quelle montagne da favola che scendono a picco sul mare. Le strade sono tortuose e seguono il percorso del fiordo, con uno strato di neve battuto e ruvido. L’auto ha una dotazione di pneumatici chiodati niente male e si guida bene con la sensazione che si può andare più forte di quanto sia normalmente abituato. Il benessere della popolazione è evidente, ed è tutto molto costoso, si moltiplica per 2.

I ristoranti sono mediamente di alto livello, e non è difficile spendere più di 30 euro a testa per portata.
La ricchezza si nota anche guardando le abitazioni impeccabili, di legno e tinteggiate di nuovo.
Dalle grandi finestre non è difficile scorgerne la cura negli arredi. Sembra di viaggiare in un luogo frutto dell’immaginazione.

Poi arriva la sera, con una carica di ansia fotografica. Pianifichiamo l’esperienza notturna nei minimi dettagli, perlustrando la giusta location per tempo. Ceniamo in appartamento dopo un’abbondante spesa e ci attrezziamo. La temperatura non è mai terribile, sta intorno allo zero, l’umidità è bassa, e anche se ventilato si sta bene. Siamo comunque ben coperti, come per una giornata di sci sulle nostre montagne.

Il maggior nostro problema sta nella copertura nuvolosa permanente, e ben prevista dall’eccellente servizio meteo norvegese. Si soffre! Sono affezionato ad una foto che mi sono scattato sulla riva di un lago ghiacciato con una debolissima aurora all’orizzonte, e tutto il resto nero. Sono al tappeto, KO, la natura ha avuto la meglio.

Degli ultimi due giorni ricordo con piacere l’esperienza tormenta di neve. Partenza al mattino presto per puntare alla Svezia, con un viaggio di 400km per fuggire dal tremendo maltempo che si abbatte sulle coste. Le previsioni danno per la sera una piccola speranza di sereno verso Kiruna. Appena partiamo veniamo travolti da neve orizzontale, tanto forte è il vento. L’autostrada, se si può definire tale, sale a tratti a 200 metri di quota e la strada si fa impegnativa.





 

Viaggiamo per ore nella tormenta e arriviamo al valico per la Svezia, sono 40 km a 600 metri e una sbarra abbassata distrugge le nostre speranze. Strada chiusa per troppa neve. Attendiamo per 4 ore, in una fila di auto e camion. All’arrivo della sera ci arrendiamo e alloggiamo a Narvik.
In realtà passerò buona parte della notte nelle vicinanze di un ponte con gli occhi al cielo, in preda alla disperazione, perché anche se non nevica, il cielo è sempre grigio.

 


Ultimo giorno, si rientra verso Tromso facendo una puntata al villaggio di pescatori di Sommaroy, una favola da cartoline!!! La sera rientriamo in città per svenarci al ristorante, festeggiamo, 80€ un antipasto e un primo diviso in due. Verso le 23, occhi al cielo sembra che qualcosa si apra. Via, si vola in macchina e si cerca il buio. Troviamo un lago ghiacciato da urlo ma nevica di nuovo. Abbiamo l’aereo alle 7 del mattino, non abbiamo l’albergo e sono determinato a passare la notte lì. Mio padre è distrutto e dorme in macchina col riscaldamento acceso.

Lascio il treppiede fisso e tra uno scatto e l’altro riparo la macchina sotto l’impermeabile, quando si fa troppo duro rientro in macchina a trovare riparo.

Alle 3 niente di guadagnato, solo nuvole e umido fino alle ossa, faccio su l’attrezzatura, il treppiede è un blocco di ghiaccio… si torna all’aeroporto, avventura finita.

Che dire della Ricoh/Pentax K-3?

Riporto alcune impressioni alla mano, senza tecnicismi, tratte dal mio blog: www.aurorareflaction.com

Macchina alla mano, ho ritrovato la stessa solidità della precedente K-5 ma un’ergonomia migliorata dal lato dell’impugnatura, che è più spessa e più comoda. Colpisce il display di maggiore dimensione e resa, un po’ rientrante rispetto al corpo per garantirne al meglio la protezione.

La disposizione dei comandi è leggermente variata e trovo comodissima la nuova gestione dei punti di messa a fuoco attraverso l’uso simultaneo di un tasto sul lato sinistro e delle ghiere. Stessa semplicità per la regolazione dell’esposimetrica. Il tasto AF per il blocco del fuoco è ora in alto, mentre il tasto AE-L è più sul lato e se ad primo impatto mi è sembrato più scomodo, in realtà è distanziato al punto giusto per non confonderlo con il tasto AF.
Tutte le funzioni sono nella giusta posizione e comode da azionare quasi ad occhi chiusi.
Sembrerò di parte ma ritengo che la funzionalità dei comandi e delle ghiere su K-3 non sia eguagliata da altre reflex sul mercato.
È tutto molto intuitivo.

Ho montato subito sulla macchina uno dei miei obbiettivi preferiti, l’anziano A 50 f/1.2, una lente manuale molto veloce e difficile da gestire, che da il meglio di se con luce scarsa, dove mantiene una risolvenza accettabile anche a tutta apertura, a patto che si azzecchi il fuoco perfetto. Con la mia K-5 faccio molta fatica ad utilizzare il punto centrale, perché il sistema di misura è troppo lento e poco preciso. La K-3 in questo caso è un fulmine, fa il bip esattamente sul fuoco. Mi ha stupito. Ho scattato varie immagini, anche in leggero movimento, con luce artificiale e non certo intensa. Ottima prova K-3!!! La foto che segue è proprio col 50 a TA.


 

E il nuovo obbiettivo Pentax-D FA Macro 100mm F2.8 WR?

È una lente compatta e leggera, costruita in alluminio e a tenuta stagna. Ha le lamelle che conferiscono al diaframma una forma arrotondata, per una resa del fuori fuoco sempre molto naturale.

Sono un amante del buon bokeh, e questa caratteristica ben descritta sul sito mi fa molto piacere. È vero che le manca un limitatore di focale, e durante la messa a fuoco il corpo si allunga, ma è una lente tascabile, non le si può chiedere di più. Anche la messa a fuoco è un po’ lenta, ma è pur sempre un macro.

Lo scatto seguente è a tutta apertura, a mano libera e ritrae l’A 50 f/1.2.
La resa è notevole.


 

Sempre a 100mm. ISO800, f/9, mano libera.

Ho provato anche un’altra lente in mio possesso, l’FA 31 f/1.8 e ho avuto conferma che la nuova K-3 possiede un sistema di messa a fuoco decisamente superiore, molto veloce e preciso, eccezionale in scarse condizioni di luce. Il vantaggio di megapixel si traduce in un’alta la qualità anche con forti crop di postproduzione.

Ma come se la cava col rumore ad alte ISO?

Premetto che non utilizzo la riduzione rumore in macchina. La grana è percettivamente maggiore, e considerando la densità superiore del sensore c’è da aspettarselo, ma è una grana che nasconde dettaglio e dona all’immagine una sorta di filtro sharpening e un feeling da pellicola. Utilizzando il Dfine della Nik Collection ho ottenuto una riduzione rumore soddisfacente, anche per la maggiore quantità d’informazioni nelle foto. L’immagine seguente mostra un caso estremo, uno scatto a ISO 5000, 1/20 sec. con il Samyang 14mm a f/2.8. Ho recuperato ben 3 stop in Camera Raw, e ho effettuato un intervento di riduzione rumore con Dfine. Nel JPG originale è ben distinguibile solo il viso di sinistra in un mare di nero.

ISO 5000, 1/20 sec. con il Samyang 14mm a f/2.8.
Altro scatto con il Samyang 14 a f/4, ISO 640, 25sec. presso il Santuario di Montovolo (Bo).

In conclusione ritengo che la nuova Pentax sia un passo avanti su tutti i fronti, hanno migliorato anche ciò che sembrava difficile migliorare.
Mancava un autofocus decente, ma ora ci siamo. Per chi come me fa largo uso di lenti manuali la sensibilità del nuovo modulo aiuta moltissimo.
Bella bella macchina!!!

Michele Cati
 

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Commenti
andreagarnero Paesaggi Stupendi
10 mesi fa

andreagarnero Paesaggi Stupendi
10 mesi fa

andreagarnero Paesaggi Stupendi
10 mesi fa

rivax Scatti splendidi!
10 mesi fa